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Living Scapes - stili di vita e dell’abitare contemporanei

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La casa è il luogo più intimo ma anche il più sociale in cui viviamo le nostre vite.
Gli stili di vita sono in continua evoluzione ed è proprio nella casa – teatro e palcoscenico delle esperienze quotidiane – che si rilevano i cambiamenti socioeconomici, tecnologici e culturali più rilevanti, frutto del presente avanzato in cui viviamo e dell’immaginario del futuro.

LivingScapes è la ricerca condotta dal Salone del Mobile.Milano – il nuovo laboratorio di ricerca e centro di intelligence – per intercettare i principali trend che emergono a livello internazionale nel mondo del design, dell’arredo e dell’abitare.

Studiare gli stili di vita in divenire e prevedere quelli futuri diviene quanto mai indispensabile per concepire prodotti capaci di soddisfare i nuovi bisogni abitativi, sia dentro che fuori casa.
L’approccio socio-culturale e il metodo di ricerca etnografico contraddistinguono la ricerca proprio per la sua capacità di guardare al mondo-casa come luogo oggettuale abitato da persone.

I diversi significati dell’abitare contemporaneo troveranno così una loro declinazione nei trend, a loro volta descritti attraverso modi di abitare che trovano espressione negli oggetti che la casa contiene, che la arredano e la riempiono.
La casa, oggetto al centro dell’indagine, è considerata nella sua doppia dimensione di HOUSE – lo spazio e gli strumenti materiali e strutturali – e di HOME – lo spazio vissuto e i comportamenti, le inclinazioni, le idee e le scelte che organizzano lo spazio e ne gestiscono le prestazioni, il rapporto con gli oggetti, i gesti, i riti e le relazioni.
L’obiettivo, sociologico e antropologico insieme, è quello di individuare e comprendere i significati individuali e sociali della casa come luogo in continuo cambiamento che rispecchia gli stili di vita, anch’essi in continua trasformazione.

“Abitare è come venire al mondo, e venire al mondo è già abitare” – sostiene Maurizio Vitta in Dell’abitare (Einaudi, 2008). “Quello che chiamiamo ‘vita’ contiene in sé fin dall’inizio questa indissolubile corrispondenza con l’abitare”.
“L’architettura si abita mentre l’arte si guarda; questa è una differenza fondamentale. L’architettura è un’esperienza fisica e sensoriale perché ci si va dentro” Ettore Sottsass


L’esperienza abitativa è costituita da quattro elementi principali: i corpi, cioè le persone, i soggetti primari dell’abitare; gli spazi, i luoghi fisici e le costruzioni in cui l’abitare si sviluppa e si organizza; gli oggetti, gli arredi, utensili e suppellettili che integrano gli spazi abitativi; le immagini attraverso le quali si esprime il carattere estetico dell’abitare.
Gli oggetti sanno raccontare la nostra felicità, per esempio, secondo lo scrittore turco premio Nobel Orhan Pamuk: “Nessuno si rende conto di vivere istanti di felicità nell’attimo in cui li vive. Solo il possesso di un oggetto ci può ricordare quegli attimi preziosi, con più fedeltà di quanto possano fare le persone che ce li hanno procurati”. Gli oggetti, le cose – come da sempre hanno capito i popoli indigeni – sono animati proprio come le persone, sono tramite di relazioni forti accanto a noi.
E sanno raccontare di noi.

Come sostiene il filosofo Walter Benjamin, in La merce è sogno – 1966, le merci e gli oggetti sono dotati di una componente magica. Il loro possesso libera una forma di felicità che ricorda l’infanzia, il gioco e la dimensione del sogno.
Le merci e gli oggetti hanno una facoltà onirica che aiuta a trasfigurare la realtà.

Oggi, la casa ha assunto una nuova centralità nell’esperienza sociale contemporanea e rappresenta uno specchio non solo delle nuove tendenze estetiche ed espressive, ma anche dei comportamenti e degli stili di vita di chi la abita.
È un contenitore poroso, sempre più aperto alle contaminazioni con l’“esterno” e alle innovazioni, un “ipermondo” permeabile alle nuove esperienze di consumo che si arricchisce di nuovi usi e significati.
È uno strumento di self-extension che risponde ai bisogni e ai desideri delle persone che nello spazio abitativo, così come attraverso la moda, esprimono la propria identità sociale.

Gli oggetti e gli arredi della casa hanno valore esistenziale, perché sono segni, idee, simboli di identità.
La casa è la narrazione di chi la abita.
Chi abita la casa immette negli spazi e negli oggetti un senso che va oltre l’architettura e il design perché entra in gioco l’irriducibile soggettività dell’abitare.
Sono infatti le “cose” che fanno prima di tutto l’abitazione.
C’è un interessante doppio legame tra abitanti e “cose” della casa.
La personalità di chi abita la casa è inintelligibile senza il contorno/sfondo dell’arredo. “Queste cose sono qui perché ci sono io”.

È proprio a partire dall’osservazione degli artefatti e dei progetti ideati da architetti, designer e interior designer, che il Trend Lab del Salone del Mobile analizza gli usi e i significati, funzionali e identitari, che le persone attribuiscono a essi nel vissuto delle loro abitazioni in risposta a bisogni, esigenze e desideri specifici.
In quanto luogo privilegiato di espressione del sé, la casa muta ed evolve con l’evolvere delle istanze sociali e culturali contemporanee.
La crisi, principale driver del cambiamento degli ultimi anni, ha decretato l’emergere di una pluralità di pratiche e nuove abitudini – lo swapping, l’autoproduzione, il fai-da-te, ecc. – che hanno trovato terreno fertile tra le mura domestiche.

La rivoluzione digitale e il paradigma emergente della sharing economy (Airbnb, il social eating, ecc.) stanno ridisegnando e risignificando gli spazi privati nell’ottica di uno sconfinamento sempre più spinto verso lo spazio pubblico.
La casa come snodo importante della sociosfera (Edgar Morin).

Le nuove tecnologie hanno reso le case iperconnesse, trasformandole, in primis, nei nuovi luoghi di lavoro, nonché in “organismi” adattivi in bilico tra mondo fisico e mondo digitale.
La casa è dunque un universo sfaccettato, sempre più stratificato di esperienze in cui le persone vivono, lavorano, si divertono, trascorrono il tempo della loro vita, coltivano le relazioni, costruiscono la propria identità e biografia.

Il metodo
Il Trend Lab del Salone del Mobile adotta una metodologia di ricerca di matrice etnografica basata sull’osservazione sul campo, combinando fonti field (un network di ricercatori/antropologi internazionali), desk e web, per cogliere i cambiamenti e le evoluzioni socioculturali in atto e il modo in cui queste si traducono e prendono forma, si manifestano nello spazio domestico.
Si avvale inoltre di un panel di Opinion Leader, nazionali e internazionali, selezionati ad hoc sia per attinenza con i temi della ricerca (design, architettura, interior designer, architettura d’interni) che per la capacità di adottare uno sguardo trasversale ai temi del progetto e della creatività.
Il campo di osservazione abbraccia tutti i principali mercati internazionali (Europa, Russia, USA, Asia) con un focus sui Paesi “emergenti” come la Cina.

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